venerdì 22 aprile 2011

Il nucleare

Il nucleare non è ancora tramontato. Il sole invece sì

Al senato passa la norma che blocca le centrali. Pd e Idv: è una truffa
Nella giornata in cui la maggioranza di centrodestra butta nel cestino tutto il lavoro fatto in questi tre anni per preparare il ritorno al nucleare del nostro paese, il governo rende nota la bozza del decreto sul fotovoltaico che taglia del 50 per cento gli incentivi fino al 2016. Una palese contraddizione (affossare l’atomo e il suo naturale sostituto, ovvero il sole) che però una sua spiegazione ce l’ha.
L’abbandono del sogno atomico è infatti una decisione tuttora provvisoria, più indirizzata a sabotare il referendum di metà giugno che a imprimere una svolta alla strategia energetica nazionale. Non a caso Pd e Idv hanno votato contro l’emendamento ammazza-reattori, in esame ieri pomeriggio al senato, bollandolo come truffaldino, pur essendo da sempre contrari all’energia atomica.
Del resto, lo stesso ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, ha ricordato, prima in un’intervista al Sole-24Ore e poi nell’intervento a palazzo Madama, che nel futuro ci sarà spazio per delle centrali nucleari in Italia. Più precisamente, ha detto al giornale economico: «Dobbiamo quanto meno riprogrammare il nucleare nel quadro di una strategia energetica nazionale. È prevista per legge una conferenza energetica entro l’anno.
Dal nucleare al solare, dalle biomasse all’efficienza: entro il 2011 lo scenario dovrà essere delineato». Uno scenario che, secondo Romani, andrà poi concordato a livello europeo. Insomma, non c’è nessuna dichiarazione né atto ufficiale che possa confermare il messaggio che il centrodestra cerca di far passare, «il nucleare è ormai acqua passata».
Anzi, lo stesso Romani ha chiuso l’intervista al Sole sottolineando che l’Agenzia per la sicurezza del nucleare presieduta da Umberto Veronesi non verrà chiusa ma continuerà a lavorare. Non a caso gli ecodem Francesco Ferrante e Roberto Della Seta hanno lanciato l’allarme sulle vere intenzioni del governo. «Le dichiarazioni del ministro Romani in aula confermano il sospetto che le modifiche proposte dal governo al decreto sul nucleare non significano la rinuncia a un progetto ormai palesemente insensato, ma servono soltanto a guadagnare tempo, evitando il referendum di giugno. Si tratta, in sostanza, di un inganno perpetrato dal governo ai danni degli italiani».
Mentre il governo sabota il referendum di giugno, nello stesso tempo mostra di non voler assolutamente fare marcia indietro sul decreto Romani che taglia del 50 per cento gli incentivi al fotovoltaico.
Il ministro ieri ha dato i numeri della sforbiciata. E sono davvero penalizzanti per un settore in crescita, soprattutto nel Meridione, che oggi dà lavoro a 100mila persone: da qui al 2016 saranno destinati al settore solo 6 miliardi a fronte dei 12 previsti dai vecchi incentivi. Ma le associazioni di categoria non si lamentano solo per la riduzione delle risorse. Per Aper, Assosolare, Assoenergiefuture, Gifi e Rives, nel testo in esame ci sono «forti criticità per il futuro del mercato del settore», e tra queste soprattutto «l’assenza di qualsiasi meccanismo di tutela dei diritti acquisiti».
Inoltre, altro punto dolente è il fatto che «nel regime transitorio 2011-2012 s’introducono meccanismi che comporteranno il blocco del settore per la non finanziabilità degli impianti». Non a caso i lavoratori del settore fotovoltaico sono scesi ieri in piazza a Roma per lo sciopero nazionale e un sit in davanti al ministero dello sviluppo economico. Una scelta non casuale, visto che nel pomeriggio era attesa infatti una riunione della conferenza stato-regioni, che doveva esprimersi sulle disposizioni contenute nel decreto Romani. Ogni decisione però è stata rimandata alla settimana prossima, perché le Regioni hanno chiesto qualche giorno di tempo per ragionare su di una bozza complessa e delicata, che peraltro ha già raccolto numerose critiche da parte dei governatori. 
 La gente non deve più fidarsi di un leader, di mettere una croce e stare a guardare, non possiamo più fare i guardoni della politica, ognuno di noi si impegna per qualcosa, impegnatevi per l’acqua, per le piste ciclabili, per la scuola, ognuno si deve impegnare. cavolo se possiamo fare delle cose! Non abbiamo bisogno di uno che ci rappresenti di 80 anni, non ne abbiamo bisogno.